Due corpi nudi, stretti in una posizione quasi fetale e chiusi all’interno di una teca in plexiglas che li protegge dall’esterno. Due corpi che non possono sfiorarsi, se non attraverso l’impercettibile parete. Due corpi che comunicano il desiderio di poter stare vicini, la volontà di potersi finalmente dare un caldo abbraccio. Due corpi che però, nonostante le barriere fisiche, vanno oltre e si proiettano verso un futuro, pieno di luce. È stato chiamato l’anno della rinascita” il 2021, l’anno in cui il mondo sarà pronto a vincere la battaglia contro il nemico invisibile che ormai da mesi mette in ginocchio gli equilibri dell’intero pianeta; l’anno in cui potremo “liberarci” dalle barriere che per senso di responsabilità nei confronti dell’intera umanità abbiamo creato ma ,soprattutto, l’anno in cui finalmente potremo guardare oltre, con qualche consapevolezza in più. Prima fra tutti la consapevolezza di poterci reinventare per poter così, rinascere.

E la moda in questo ha molto da insegnare.

L’emergenza sanitaria e il conseguente lockdown hanno stravolto non solo le abitudini dei consumatori, ma l’intero fashion system. Un cambiamento che la moda ha colto in pieno e, facendo leva sulle opportunità dello stop imposto dalle istituzioni, ha saputo reinventarsi in termini di presentazione e comunicazione. L’all in sugli acquisti online, registrato soprattutto durante il primo semestre del 2020, è stato uno dei principali segnali che i fashion addicted erano pronti, comodamente stesi sul divano, ad acquistare non solo tute e pigiami. Ad essere stravolte anche le sfilate: dalla prima a porte chiuse di Giorgio Armani, proprio quando l’incubo Coronavirus si stava affacciando anche in Italia, fino ad arrivare a Gucci che, a luglio, ha presentato la collezione Epilogue in diretta streaming: una diretta che ha collezionato ben 35 milioni di visualizzazioni di utenti collegati da ogni parte del mondo.

Se da una parte, dunque, la pandemia ha bloccato molte dinamiche e chiuso gran parte del tessuto che compone l’industria dell’abbigliamento, dall’altra ha accelerato la trasformazione dell’intero settore. Sin dai primi giorni di chiusura totale, quando l’Italia intera era “a caccia” di mascherine antivirus e camici protettivi da destinare alle strutture sanitarie impegnate nella lotta al Covid-19, tanti i brand che hanno riconvertito le loro produzioni: Gucci, Prada ma anche Chanel e Dior ( solo per citarne alcuni).

La moda ha, inoltre, rinnovato i suoi spazi e i suoi tempi. Niente più passerelle di lusso davanti ai grandi buyer. Le collezioni vengono ora raccontate e divulgate sui social: a detenere il primo posto, Instagram, seguito da Tik Tok, tanto amato dai teenager e non solo. E così, niente più modelle dalla bellezza inarrivabile. I “manichini” degli stilisti diventano ora le influencers che ci fanno entrare nelle loro case, ci aggiornano sugli impegni della loro vita (non tanto diversi dai nostri nel periodo del lockdown) e ci vendono il capo senza troppi giri di parole. Il must è l’immagine.

Ma c’è una cosa,che più di tutti, la moda ha fatto saputo far emergere quest’anno. In un periodo segnato da un’emergenza non solo sanitaria, ma anche economica, l’industria del fashion ha puntato sulla collaborazione e sulla creazione di un senso di comunità. Oggi più che mai, anche in un mondo come quello della moda, dominato dalla competizione, i brand sono fermi nella convinzione che “l’unione fa la forza“. Ed ecco che nel 2020 nascono le collaborazioni che mettono insieme streetwear e prêt-à-porter : dalle nuove sneakers A+P Luna Rossa 21, nate da una nuova fase della collaborazione tra Adidas e Prada, fino ad arrivare alle Air Dior, arrivate sul mercato quest’estate per segnare il punto più alto raggiunto dal luxury streetwear.

Un anno segnato da profondi cambiamenti. Nulla tornerà come prima. Una cosa però è certa: scendere in campo mettendo a disposizione tutte le proprie risorse e sapersi reinventare per creare, dalle ceneri, idee piene di luce, è un’abilità che il sistema moda, nel 2020, ha dimostrato di avere e di poter trasmettere anche ad altri settori economici del nostro Paese, segnati dall’emergenza. “Nessuno si salva da solo“, scriveva Margaret Mazzantini, dando il titolo al suo romanzo del 2011. Sono passati quasi esattamente 10 anni e adesso più che mai, seppur mantenendo le distanze, dobbiamo riscoprire quel senso di comunità ritrovato sui balconi durante i primi mesi di quest’anno perchè, torneremo ad abbracciarci, ma solo se collaboriamo tutti insieme. Un’unione, ancora per un po’ solo simbolica, che ci permetterà di rinascere, più forti di prima.

Buon anno da Maiorano Magazine !

Foto di Massimo Ruvio.