IL MAGAZINE DI MODA DI VINCENZO MAIORANO

raffaella carrà Pin it

Se per caso cadesse il mondo io mi sposto un po’ più in là.  Cantava così nel 1978 Raffaella Carrà, una delle più grandi showgirl italiane scomparsa lo scorso 5 Luglio all’età di 78 anni. Un inno alla libertà che ha travolto gli schemi dell’Italia bigotta dell’epoca, diventato simbolo di una generazione stanca dei modelli fin troppo rigidi di quegli anni e che fa ballare, ancora oggi, grandi e bambini di tutto il mondo.

Con il suo caschetto biondo e i suoi look frizzantissimi, Raffaella Carrà è stata l’icona dell’emancipazione femminile nell’Italia cattolica della seconda metà del Novecento. La sua joie de vivre e la sua leggerezza hanno rivoluzionato non solo la storia della televisione italiana ma anche la storia del costume.

Il suo nude look provocò grande scandalo nell’autunno del 1969/70, quando apparve in tv al fianco di Corrado in Canzonissima, con l’ombelico scoperto, nella sigla d’apertura Ma che musica maestro! Il suo ombelico nudo che veniva fuori da un completo studiato da una costumista della Rai in realtà aveva anticipato oltre mezzo secolo la tendenza “crop ” tanto di moda oggi.  Raffaella Carrà mostrava i suoi look con animo fiero in tv. Era libera. Anche i suoi “colpi di testa” erano il simbolo della libertà dalla lacca, dalla rigidità. Perché lei era così, senza costrizioni.  Il suo stile sexy teneva incollati i telespettatori nell’Italia della censura. conclamandola così a star della tv dal caschetto platino, lo stesso che dimenava ballando il Tuca-Tuca con un “balletto scandalo”, censurato dalla Rai per via della coreografia giudicata troppo audace.

 

Raffaella Carrà è stata una donna icona delle donne e non solo.  «Raffaella no es una mujer. Es un estilo de vida», disse Pedro Almodovar con una sintesi efficace e indimenticabile di ciò che per intere generazioni la Carrà ha rappresentato.  E aveva perfettamente ragione. Bruciando le tappe e precorrendo le mode, la diva dal caschetto biondo è stata anche un’icona gay, simbolo di un’intera comunità.

«Sono diventata icona gay mio malgrado, non ho fatto nulla», diceva. Ma in realtà  il suo talento, la sua unicità, il suo carisma e la sua irriverenza hanno dato all’intera comunità LGBTQ+, quella forza per continuare a lottare per i loro diritti, tanto che , fu proprio la militanza LGBTQ+ a consegnarle il premio di “icona gay mondiale” al World Pride di Madrid nel 2017.
Bianco, nero, rosso, oro, i colori preferiti di Raffaella con una cascata di cristalli ad illuminare il suo sorriso innocente, quel sorriso che dimostrava grande umiltà e purezza d’animo e che l’ha resa amata e celebrata proprio da tutti, anche dal patinato mondo fashion.
L’ombelico scoperto, omaggio agli anni Settanta, è rimasto e sempre rimarrà, nel vocabolario eterno della moda e ogni stagione si ripropone. La Carrà è stata la prima ad indossare la tuta, a portare la frangetta con disinvoltura, a mostrare un corpo asciutto, atletico e ossuto, ma anche bello ed energico. 
Tre i designer che l’hanno vestita per tutta la vita: Corrado Colabucci che realizzò i vestiti di Mina e di Raffaella Carrà durante la presentazione di Milleluci, Luca Sabatelli che per lei creò abiti di scena irripetibili, allegri, aggressivi, originali e Gabriele Mayer il costumista delle star che per la più amata dagli italiani realizzò veri e propri capolavori sartoriali. 
Ma non solo look. Rivoluzionaria per personalità, talento e capacità di anticipare i tempi. Da stella del sabato sera a idolo pop internazionale. Raffaella Carrà nel suo percorso artistico e professionale è stata in grado, in un’epoca segnata dai pregiudizi, di rimescolare le carte in tavola del sistema della televisione, e non solo. Da soubrette in bianco e nero ha saputo erigersi a diva piena di colore, il colore di tutti, senza distinzione alcuna, senza pregiudizi, tutti uniti da un unico abbraccio. Con lei, con le sue canzoni, il suo essere “fuori dagli schemi in rigidi schemi”, tutti hanno avuto il coraggio di sentirsi un po’ più liberi. 
Cosa potremmo dire di più di un’icona che brillerà nel tempo?  “La Carrà è la Carrà“. 
Ciao Raffaella, ci mancherai. 
Marialessia Sforza

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