Soffia un vento modernista sugli anni ’30. La moda e i costumi si ispirano all’arte, allo sport e alla vita allaria aperta. Grandi i cambiamenti: gli abiti escono finalmente dagli atelier e fanno capolino, grazie a Coco, sulle prime passerelle prêt-à-porter. Sono bozzoli di jersey, lana sottile e seta le sculture di tessuto proposte da Madame Grès (Parigi, 1903-1993): la “Signora Drappeggio” definì una nuova metodologia sartoriale, presa in prestito dall’architettura.

I suoi abiti, pur avendo la stessa leggerezza del vento, sembravano reggersi autonomi su strutture portanti fatte di spirali, pieghettature degradanti, volute concentriche o a chiocciola.

Elsa Schiapparelli (Roma, 1890-1973) è la designer che fa dell’arte contemporanea e del gusto modernista la sua sorgente d’ispirazione.

Prima a suggerire disegni grafici e surreali, gioca con l’illusione proponendo trompe-l’oeil sui capi e sulle stampe all over. Celebre, tra gli altri, è il pull oversize nero a disegni bianchi. Moderna e sperimentatrice utilizzò materiali sintetici, lavorazioni originali e nuovi volumi: vinile per abiti da sera con zip decorative, tessuto goffrato effetto corteccia d’albero, rayon e rhodophane trasparente per mantelle da lei ribattezzate “cappe di vetro”.

E ancora, suoi celebri brevetti come la pagoda shoulder line, una nuova forma della spalla ispirata alle pagode orientali, e il rosa Schiapparelli, la tonalità shocking del tenero colore.

Assidua frequentatrice dell’ambiente surrealista, instaurò proficue collaborazioni con artisti del calibro di Salvador Dalí e Jean Cocteau. Da non dimenticare i cappelli in feltro di forma appuntita e la bigiotteria esagerata Elsa non solo rivoluzionò forme e colori, ma apportò trasformazioni anche nel mercato inaugurando la stagione del prêt-à- porter in boutique, con la vendita di capi già confezionati

Negli stessi anni, sui campi da tennis comparve un animale esotico, un coccodrillo: così soprannominato, il grande giocatore René Lacoste (Parigi, 1904-1996) si faceva cucire sulle giacche di rappresentanza un piccolo coccodrillo verde. Alla chiusura della sua carriera da tennista, decise di produrre un modello a polo con le maniche corte in piqué di cotone bianco con lo stesso simbolo onorifico ricamato sul petto.

La maglietta divenne il must have nell’ambiente sportivo perché con un accorgimento tecnico, la parte posteriore più lunga di quella anteriore, rimaneva infilata nei pantaloni anche in seguito ai movimenti bruschi tipici del golf o del tennis. La diffusione e la fama arrivarono negli anni ’60, quando l’abbigliamento sportivo divenne un modo comune di vestire: più semplice, informale e confortevole.