“Bisogna giocare, capire chi siamo e cosa facciamo nella società. Bisogna capire le regole e i ruoli che si devono ricoprire”.
Così Maria Grazia Chiuri commenta il suo ultimo lavoro per la Maison Christian Dior presentato durante la Paris Fashion Week  2022.  Questa collezione Dior prêt-à-porter primavera-estate 2022 nasce tra curiosità e ricerca e si sviluppa attraverso una serie di suggestioni. L’obiettivo di Maria Grazia Chiuri, insieme al direttore creativo Marc Bohan, è quello di creare un immaginario che porti lo spettatore ad esplorare gli elementi del cambiamento.

E’ il termine “cambiamento“, quindi, la parola chiave di questo show. Dopo la pandemia niente è più come prima, tutto è cambiato, tutto è diverso. Ad esempio, il nostro modo di vivere e le nostre relazioni nella società non sono più le stesse. E poichè la moda non è altro che la manifestazione in abito di ciò che succede nel mondo, ha anch’essa subito un profondo cambiamento. Ed è per questo che la mano creativa di Dior ha deciso di ripartire proprio da qui: dal dialogo tra le donne e la moda in questo momento storico e, lo fa, ispirandosi ad un decennio che di cambiamenti ne ha visti davvero tanti: gli Anni 60.

Nello staff non poteva certamente mancare il couturier che proprio in quel periodo storico ha portato la Maison Dior all’apice del suo successo: l’amatissimo Marc Bohan che, negli anni 60, precisamente nel 1961, diede vita all’iconico Slim Look.

La scenografia nonsense

Un set coloratissimo e tridimensionale, ispirato al famoso “gioco dell’oca”, costituito da una piattaforma a spirale; la scenografia basata sul lavoro di Anna Paparatti, un’artista, ma soprattutto una donna degli anni Sessanta:


Per l’installazione dello show portato alla PFW, l’artista ha combinato alcune tra le sue più belle opere d’arte che aveva realizzato in passato. Una proposta molto interessante- come affermato dalla stessa Maria Grazia Chiuri, che ha dato origine ad un “gioco dell’assurdo”. Infatti, tutto questo ha dato vita ad un dialogo vivo tra il pubblico, gli abiti e le modelle in passerella.

Perchè gli anni Sessanta

Lo spettacolo, o per meglio dire, meta-spettacolo, ha origine da due fondamenti: quello di dare un nuovo senso al “gioco della moda”, (così come lo definisce LA Chiuri), e quello di fornire le basi necessarie per il tanto atteso restart. Maria Grazia Chiuri, infatti, procede in un’unica direzione: esplorare gli stati d’animo degli anni Sessanta, quelli del club Piper di Roma, del ballo, della musica e del sano divertimento. Gli anni Sessanta del Palace di Parigi, dove filosofi, artisti, letterati e attori sperimentavano l’arte e la moda, quelle belle e pure, senza pregiudizi.

Ma perché proprio gli anni Sessanta? La risposta è molto semplice. Dopo gli anni Cinquanta, sono i Sessanta gli anni in cui si cerca la ripresa economica a seguito del dopoguerra.  Ancora, i Sessanta sono gli anni delle prime vere ribellioni, di quelle generazioni di giovani che lottano per la libertà di pensiero e per cambiare la società in cui vivono, sono i precursori della rivoluzione sessuale e del femminismo. Sono gli anni del vero cambiamento.  Chiuri, per esplorare le forme di questo cambiamento si collega proprio a questo senso di cambiamento. In altre parole, diventano protagonisti il color-block, le geometrie spaziali, i colori vivaci, i tagli e i giochi d’arte che mettono in discussione i canoni della realtà e le regole di vita.

La collezione Dior PE 2022

Come abbiamo ampliamente esposto precedentemente, Chiuri cattura letteralmente l’anima degli anni 60 per riportarla in passerella alla PWF. Nello specifico, spiccano i grafismi e il tripudio di colori tra i quali il verde, il giallo e l’arancione. Per non parlare del protagonista assoluto dello show: il capospalla, creato, ripensato e rielaborato dai tagli più classici, alle giacche sportive.

Inoltre, non possiamo fare a meno di notare la diversità degli abiti in passerella. Da quel mondo libero Chiuri estrapola i tailleur con i bermuda abbinati all’iconica giacca Bar, mini abiti, capispalla, abiti dalla forma ad “A”, giacche in denim. Non mancano i riferimenti allo sportwear con le giacche da fit box, in quanto lo sport, lo sappiamo tutti, è il tipico simbolo dell’emancipazione femminile negli anni. Tra i materiali il nylon e lo scuba che rielaborano completamente le forme e i volumi, rivoluzionandone di conseguenza l’attitude.

I look più belli della sfilata targata Christian Dior:

A cura di Laura Scarciglia