Ognuno di noi ha viaggiato almeno una volta con un aereo, per un viaggio lungo o breve, per partire verso una nuova avventura, per lasciarsi alle spalle qualcosa o qualcuno, per inseguire un sogno o semplicemente per fare una vacanza con amici. Quanti sono stati i viaggi pieni di paura ed ansia? Quante sono state le valigie perse o i voli cancellati all’ultimo minuto? Qualsiasi sia la risposta ogni volo portava con sè una certezza e noi del Maiorano Magazine vogliamo raccontarvela: la divisa delle hostess. Ma andiamo con ordine.

Il 14 ottobre del 2021 è stata l’ultima volta che dai microfoni dell’aeroporto di Cagliari è stata annunciata la partenza del volo Alitalia AZ1586 per Roma Fiumicino. Con quel volo la compagnia di bandiera chiude i battenti dopo 74 anni di attività lasciando il posto alla neonata ITA – Italia Trasporto Aereo.

In questi lunghi anni le hostess della compagnia aerea sono state le prime vere ambasciatrici del Made in Italy in tutto il mondo, volando da un continente all’ altro, hanno mostrato l’invidiato stile italiano in tutto il globo.
Ovviamente disegnare una divisa non è mai semplice. Bisogna seguire determinate e fondamentali regole: dalla comodità, alla stagione, fino al rigore da mantenere per rappresentare, in questo caso, un’intera nazione. Tutte le divise delle hostess di Alitalia sono state disegnate e create da nomi noti del panorama della moda italiana. A fare da apripista nel 1950 sono state proprio le Sorelle Fontana, stiliste romane pioniere del Made in Italy. La loro creazione era semplice ed elegante: tailleur 3 bottoni, con gonna a polpaccio, camicia chiara. Un classico stile dopoguerra. La novità? Il tessuto ignifugo utilizzato per confezionare la divisa.
10 anni dopo, nel 1960, è Delia Biagiotti a vestire il personale di volo. Le gonne si accorciano, proprio come nella moda dell’epoca, la camicia rimane chiara ma il completo ha un colore scuro. Lo stesso modello viene seguito dalla stilista Tita Rossi nel 1966: camicia chiara e completo scuro, con linee tipiche degli anni ’60.
Lo schema inizia a cambiare 3 anni dopo, quando nel 1969 viene chiamata la stilista italiana Mila Schön a disegnare le divise per Alitalia. Con lei inizia il periodo “colorato” delle divise, introducendo nuance come il verde salvia. Nel 1972 si riconferma la firma della Schön per un restyling delle uniformi, ed è qui che abbandona il verde per far spazio ad un rosa acceso. La divisa in quegli anni era composta da una gonna a portafoglio dalla linea a trapezio, gilet su maglia nera a contrasto e foulard che sostituiva così il cappello utilizzato fino ad allora. Anche qui le divise rispecchiavano in qualche modo la società dell’epoca con le prime rivolte e l’avvento del prêt-à-porter.
Giusto un anno dopo nel 1973 sorvolano i cieli di mezzo mondo le divise color cammello firmate da Alberto Fabiani, stilista romano morto a fine degli anni ’80.
Per ben due volte, a distanza di 5 anni, è Florence Marzotto a vestire il personale di bordo. Nel ‘75 propone un completo rosso Cina con gonna a pieghe.
La vera svolta nel mondo delle divise Alitalia arriva però nel 1980 quando, per la prima volta, Marzotto crea un completo spezzato: giacca verde a contrasto con gonna midi blu navy.
Il 1986 è l’anno di Renato Balestra che non si distacca molto dalle divise precedenti. La divisa disegnata dallo stilista infatti mantiene le classiche tinte in omaggio alla bandiera. Unica novità, l’inserimento della riga regimental che regala all’uniforme un aspetto più rigoroso.
Agli inizi degli anni ’90, precisamente nel 1991, è Re Giorgio a mettere la firma sulle divise Alitalia. Con Giorgio Armani c’è un ulteriore cambio di rotta. Lo stilista sceglie di dare alle uniformi  un colore assolutamente inusuale per l’epoca: il suo famoso greige (un mix fra il grigio e il beige che regala un’elegantissima tonalità). Camicia dal taglio maschile, giacca doppio petto e gonna sopra al ginocchio: è questa l’immagine che mostra al mondo Armani, rimanendo sempre fedele alla sua classica silhouette androgina.
Dopo 7 anni è la volta di Mondrian. La sua uniforme verrà adottata per ben 18 anni, diventando forse una delle divise più famose di tutte. Bianco, blu e verde le tinte scelte dallo stilista per creare dei pezzi ben mixati fra loro.
 Dopo 18 anni però nel 2016 è Ettore Bilotta a cambiare completamente e drasticamente le divise Alitalia. Il suo intento principale? Rendere omaggio all’Italia, al periodo storico che va a cavallo fra gli anni ’50 e ’60 ed al tricolore, abbondantemente onorato con abbinamenti improbabili. Divise composte da completi in lavorazione Chevron rossi e verdi con accessori a contrasto, come ad esempio le criticatissime e vivacissime calze. Tessuti toscani, le sete di Como, abiti maschili confezionati in Puglia, la pelletteria finemente realizzata a Napoli. Un’unicità a volte fuori dagli schemi e che senz’altro ha fatto si che le divise da lui disegnate fossero le più chiacchierate della storia. Tenute in uso per circa due anni, si è deciso di accantonarle per lasciare spazio alla maestria di Alberta Ferretti che certamente ha restituito il primato di buon gusto all’Italia, creando divise più sobrie e consone al ruolo: completi blu scuro e un omaggio al tricolore moderato ed elegante.
Nonostante le diverse vicende che la compagnia di bandiera ha dovuto affrontare in questi 74 anni, che le divise piacciano o no, con l’ultimo volo Alitalia si chiude un’epoca, anche nel panorama della moda italiana. Perché si sa, a bordo dei suoi aerei, lo stile ed il buon gusto italiano hanno fatto e certamente continueranno a fare,  il giro di tutto il mondo.