Una cicogna vola nel cielo, fra le nuvole, tenendo col becco un fagotto. Vola e vola fino alla carovana di un circo, nel convoglio giusto dove si trovano gli elefanti. Il fardello è per la signora Jumbo che, con gli occhi a cuoricino, apre il pacco svelando alle colleghe il proprio cucciolo, Dumbo, ben presto deriso per le gigantesche orecchie. Esce nel 1941, proiettato in anteprima a New York il 23 ottobre, “Dumbo”, terzo lungometraggio della Walt Disney, prodotto a basso costo per rientrare del flop precedente, “Fantasia”. La storia è semplice: l’elefantino dai padiglioni auricolari smisurati viene preso in giro dal resto degli animali del circo, considerato e utilizzato dallo stesso alla stregua di un pagliaccio, prima che il destino, aiutato dal fido topo Timoteo, lo trasformi in un fenomeno di successo. Costato 950mila dollari, incassa 1.6 milioni solo negli Stati Uniti. 78 anni dopo esce giovedì 28 marzo il remake, in carne e ossa (ed effetti speciali) realizzato da Tim Burton per la Disney che, dopo il Libro della giungla e La Bella e la bestia continua a ravvivare la filmografia dei suoi grandi classi

E usciranno presto anche Aladdin (il 24 maggio) e il Re Leone (in agosto).

La storia di Dumbo è la stessa, con alcune varianti. Gli animali, a differenza dell’originale del 1941, non parlano e il racconto si allarga con l’ingresso in scena di alcuni personaggi umani, come Holt Farrier, interpretato da Colin Farrell, ex star del circo che, insieme ai giovanissimi figli, inizierà ad occuparsi di Dumbo, su incarico del proprietario Max Medici, impersonato da Danny DeVito. E poi ci sono la trapezista Colette Marchant (Eva Green), l’imprenditore Vandevere (Michael Keaton). E non manca neppure Alan Arkin in un cast di vecchi amici, volti di tanti successi nei film di Tim Burton.

Accanto all’inserimento dei personaggi umani, spicca ovviamente il protagonista del film, l’elefantino realizzato in CGI nella versione che uscirà in sala domani, in contemporanea mondiale. In realtà il remake di Dumbo è già stato presentato in anteprima a Los Angeles, Tokyo e Parigi.

Le prime critiche sono positive e guardano con favore al messaggio etico pro-animali, alla spettacolarità dell’estetica, oltre che alla riuscita visiva del dolce protagonista.

Tutto fa pensare a un ritorno del regista ai livelli più alti della sua filmografia. Regista che già, nel 2010, si era cimentato con un classico Disney, con Alice in Wonderland, tratto dal romanzo di Lewis Carroll, “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie”, in verità sequel del cartone animato. Anche in quel caso il cast era stellare e gli effetti speciali all’altezza, eppure l’accoglienza fu tiepida, nonostante un interessante 3D che giocava benissimo sulla profondità della quinta scenica.

Confrontarsi con il Dumbo animato, successo all’epoca e uno dei classici disneyani preferiti ancora oggi, non è uno scherzo. Da Burton dobbiamo aspettarci un remake fedele il giusto all’originale, soprattutto nello spirito del racconto, ma anche una versione autentica che, nei 130 minuti di visione, va ad approfondire inevitabilmente la storia.

Già dal trailer, tuttavia, si respira l’atmosfera del 1941, con la rivisitazione della ninna nanna “Baby mine”, che ottenne una nomination agli Oscar, ma il film vinse per le miglior colonna sonora, da Burton affidata oggi al fedele Danny Elfman, e gli elefanti rosa, nel cartoon sequenza psichedelica post sbornia dell’elefantino e Timoteo. Disegnato sullo schermo o realizzato in computer-generated imagery, cambia poco. L’elefantino dalle enormi orecchie è pura magia, riporta bambini, e fa dire, sottovoce o meno, «Vola, Dumbo, vola».