A quarant’anni dalla storica esposizione del 1985, Fendi torna alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma con “After. Fendi/Karl Lagerfeld – 1985. After Steps Through Work”, un progetto che ripercorre una delle collaborazioni più influenti della moda contemporanea e riflette sul legame tra creatività, arte e memoria.

La nuova esposizione “After. Fendi/Karl Lagerfeld – 1985. After Steps Through Work”, ospitata fino al 25 ottobre presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, appartiene decisamente alla seconda categoria. Non nasce per celebrare una collezione o un anniversario, ma per riportare l’attenzione su un momento che ha cambiato per sempre il modo in cui il mondo della cultura guarda alla moda.

Oggi siamo abituati a vedere grandi maison protagoniste di musei, fondazioni e istituzioni artistiche. Le collaborazioni tra moda e arte fanno parte della quotidianità del settore, così come le retrospettive dedicate ai grandi designer. Eppure, quarant’anni fa, tutto questo sembrava quasi impensabile.

Nel 1985 Fendi fu la prima casa di moda italiana a trasformare un museo d’arte contemporanea nel luogo in cui raccontare il proprio processo creativo. Una scelta visionaria, capace di superare i confini della semplice esposizione commerciale per entrare nel territorio della ricerca culturale. All’epoca suscitò discussioni, perplessità e persino polemiche. Oggi viene riconosciuta come uno dei momenti che hanno contribuito a ridefinire il ruolo della moda all’interno del panorama artistico internazionale.

È proprio da questa consapevolezza che prende vita “After”, un progetto fortemente sostenuto da Maria Grazia Chiuri e curato da Maria Luisa Frisa, che invita il pubblico non tanto a guardare il passato con nostalgia, quanto a comprenderne l’eredità.

Più che un omaggio a Karl Lagerfeld, la mostra è una riflessione sul metodo creativo che ha reso il designer tedesco una delle figure più influenti del Novecento.

Quando la creatività diventa archivio

L’esposizione accompagna il visitatore all’interno del laboratorio creativo che ha caratterizzato oltre cinque decenni di collaborazione tra Karl Lagerfeld e Fendi.

Bozzetti originali, fotografie, appunti, collage, video, documenti d’archivio e installazioni permettono di osservare ciò che normalmente rimane nascosto: il percorso che conduce dall’intuizione iniziale alla realizzazione di una collezione. Tra gli ambienti più affascinanti emerge la ricostruzione della celebre Sala delle Tavolette, fedele reinterpretazione dello spazio espositivo del 1985. Qui non sono gli abiti a dominare la scena, ma le idee.

Appunti scritti a mano, riferimenti artistici, materiali di ricerca e schizzi raccontano il modo in cui Lagerfeld costruiva il proprio universo creativo, dimostrando come ogni collezione fosse il risultato di un continuo dialogo tra moda, design, architettura, fotografia e arti visive.

Accanto a questa trovano spazio sezioni dedicate ai Caleidoscopi, alle Matrici Progettuali, al Teatro, ai Video, agli Schizzi e persino ai primi strumenti digitali utilizzati durante il processo creativo, testimoniando quanto il designer fosse già proiettato verso il futuro.

Karl Lagerfeld e Fendi: una collaborazione che ha cambiato il lusso

Parlare di Fendi significa inevitabilmente parlare di Karl Lagerfeld. Il loro incontro ha dato vita a una delle collaborazioni più longeve nella storia della moda, durata oltre cinquant’anni e capace di trasformare profondamente l’identità della maison romana. Con il suo linguaggio sofisticato e la sua inesauribile curiosità, Lagerfeld contribuì a reinterpretare l’artigianalità italiana attraverso uno sguardo internazionale, facendo della sperimentazione il cuore del progetto creativo.

Non si limitava a disegnare collezioni. Costruiva immaginari. Ogni sfilata diventava un racconto, ogni dettaglio una narrazione visiva capace di andare oltre il prodotto. Ed è proprio questa capacità narrativa che emerge con forza lungo il percorso espositivo.

La moda come patrimonio culturale

La domanda che accompagna l’intera mostra è sorprendentemente attuale. Quando un abito smette di essere soltanto un oggetto di lusso e diventa patrimonio culturale? La risposta non riguarda il valore economico di un capo, né la sua rarità. Riguarda il suo impatto sul nostro modo di pensare. Nel momento in cui un progetto creativo riesce a raccontare un’epoca, a influenzare il linguaggio visivo di una generazione e a dialogare con altre discipline artistiche, quel progetto supera i confini della moda. Diventa cultura. Ed è forse questa la lezione più importante che “After” lascia ai visitatori. Non celebra semplicemente Karl Lagerfeld. Ricorda quanto il pensiero creativo possa continuare a vivere ben oltre il tempo in cui è stato concepito.

Perché questa mostra parla anche del presente

La forza di questa esposizione non risiede soltanto nella ricchezza del materiale d’archivio. Risiede nella sua capacità di parlare al presente. In un momento storico in cui le maison investono sempre più in mostre, fondazioni artistiche e progetti culturali, tornare al 1985 significa comprendere dove tutto abbia avuto origine. Molte delle strategie che oggi sembrano naturali affondano infatti le proprie radici in quella visione pionieristica.

È la dimostrazione che la moda non entra in un museo quando diventa vecchia. Ci entra quando continua ad avere qualcosa da dire. Quarant’anni dopo quella prima esposizione, Fendi torna nello stesso museo non per ripetere un successo, ma per raccontarne il significato.

“After. Fendi/Karl Lagerfeld – 1985. After Steps Through Work” non è soltanto una mostra dedicata a uno dei più grandi designer della storia contemporanea. È il racconto di un momento in cui la moda ha smesso di chiedere il permesso di entrare nel mondo dell’arte e ha iniziato a dialogare con esso da protagonista.

Forse è proprio questo il messaggio più attuale dell’intero progetto. Le collezioni passano.Le idee, invece, continuano a costruire il futuro.