La griffe Gucci porta in passerella una moda ibrida, che mescola codici lontani e li rimaneggia per darne nuova vita, una rivendicazione di libertà che Alessandro Michele ha raccontato attraverso 44 look uomo e 43 donna.

Nel teatro della vita ognuno di noi indossa una maschera con cui presentarsi al mondo: Alessandro Michele parte da questa riflessione di Hannah Arendt per raccontare che “gli abiti sono la nostra maschera, che mostra e nasconde insieme”. E le sue maschere – che sfilano in uno spazio ellittico, tra superfici specchiate, pareti punteggiate da 120mila LED, lampi di luce e versi ferini – sono piene di aculei.
Belve sì, ma sensibili, quasi con un’ansia di difendere ciò che sembra scappare via.

Ed ecco la rivendicazione della libertà – per lui per lei, insieme in passerella, con 44 look uomo e 43 donna – di appropriarsi di codici lontani e rimaneggiarli per dare loro nuova vita. Dai completi sartoriali con ancora le impunture al tailleur con il logo, dalla stola in pelliccia al pull con la scritta ironica, dall’abito in lamé con le calze in pizzo e le ginocchiere al pantalone ampio infilato nei sandali, dalla giacca messa al rovescio al plissé metallizzato, tutto si tiene, in un nuovo equilibrio, condensato rispetto a collezioni precedenti.

E se lei è libera di portarsi le sneakers di ricambio in mano e di mettersi le bretelle con gli aculei, lui può tranquillamente indossare jabot e collari di pizzo, bluse con stampa kamasutra e pantaloni floreali a vita alta, bermuda ampi e mocassini con il tacco, maglie ricamate e soprabiti di tulle, tute in gessato con camicie trasparenti e camicia e cravatta.

Non a caso l’invito è una maschera in cartapesta dell’ermafrodito.