Una moda che non tramonterà mai quella degli anni ’40, un look capace di far sentire ogni donna una vera diva: femminile, affascinante e misteriosa. Dire anni ’40 significa pensare alle divise-tailleur di “un Dior”, alle linee precise e strutturate di “un Balenciaga” o alla preziosità di “un Balmain”. Ed è storia. L’allontanamento temporaneo di Chanel dalle passerelle fece diventare Christian Dior (Granville, 1905-1957) il vero protagonista del decennio e dell’intero XX secolo. Iniziò la sua carriera a Parigi come assistente nella sartoria di Lucien Lelong. Lì rimase fino al 1946 quando il boom economico del dopoguerra gli permise di aprire il suo laboratorio e di porre le basi per quella rivoluzione che Carmel Snow. Tallora diretrice di HARPER’S BAZAR, Ribattezzò “New Look. In un ritorno alla femminilità pronunciata, tutto teso a cancellare le restrizioni del tempo di guerra, Dior lanciò immense gonne in sboccio dalla vita minuscola che veniva strizzata in giacchini corpetto (ricompaiono infatti corsetto e guépière) enfatizzando petto alto e spalle minute. Dior è ormai Dior: le sue donne hanno silhouette ispirate alle lettere dell’alfabeto, H, Y, A, e si muovono sui nuovi tacchi a spillo, ideati in collaborazione con Roger Vivier, eccellente calzolaio di fiducia.

Tessuti rigidi e forme astratte furono il segno distintivo dello stilista spagnolo Cristobal Balenciaga (Getaria, 1895-1972). Considerato maestro della Haute Couture, Balenciaga era uno dei pochi stilisti a tagliare e cucire i propri capi. Il suo atelier era condotto come un austero collegio e rifletteva il suo carattere schivo. Tanta era la disciplina che le modelle non potevano parlare nei camerini durante la sfilata, neppure sottovoce Colette, sua modella feticcio, aveva sguardo spietato e camminata vampiresca. Esseri di una bellezza particolare, le mannequine non dovevano distogliere l’attenzione dai suoi abiti. Ma come dargli torto? Pignolo e perfezionista era anche Pierre Balmain (Saint-Jean-de-Maurienne, 1914-1982). Contrasto era la sua parola d’ordine: semplicità estrema dell’eau de toilette Jolie Madame contrapposta a opulenti ricami volpi bianche ed ermellino che arrivavano a far costare un dinner dress anche 120.000 franchi! Del resto doveva accontentare donne aristocratiche come la duchessa di Windsor e del Kent o la regina Sirikit di Thailandia. Per Juliette Grecò creò il primo abito nero attillatissimo che divenne la divisa degli esistenzialisti. Addirittura la paladina dell’antimoda, BB (Brigitte Bardot), si affido a Balmain per la mise adatta al suo incontro con la regina Elisabetta d’Inghilterra. Scintille tra i due quando BB cercò di opporsi alla copertura del suo celebre décolleté, ma, una volta di ritorno dalla visita ai reali ringraziò Balmain: “Tutta la stampa ha notato la mia prorompente modestia”. Lo stilista amava circondarsi di donne altissime, tant’è che per primo scelse di lavorare con modelle alte più di 170 cm. Pura avanguardia, se si considera che Balmain voleva solo watusse dai piedi piccolissimi: vere e proprie creature da laboratorio.