In un mondo dominato da informazioni sempre più allarmanti sulla distruzione dei nostri oceani, ghiacciai, insetti ed emblematici animali selvatici, quasi tutta la stagione della Haute Couture parigina è stata dominata da un elemento centrale: la natura.

Dai giganti francesi di statura internazionale ai brand di stilisti alle prime armi provenienti da terre lontane: quasi tutti hanno fatto riferimento alla natura in un modo o nell’altro. E in questa stagione Primavera-Estate 2019, tale concetto non si è tradotto solamente nel ricamare migliaia di fiori di stoffa.

Da Valentino abbiamo ammirato la collezione che più si è stagliata sulle altre in questa stagione, con lo stilista Pierpaolo Piccioli che ha chiesto alle sue sarte di denominare personalmente ogni abito col nome di un fiore.

La maggioranza delle modelle erano nere e Naomi Campbell, che ha indossato l’ultimo look, era vestita d’organza, con una crinolina e una giacca con cappuccio: l’abito che portava era chiamato “Chocolate Dahlia”. La metà del cast aveva dei piccoli petali di tessuto letteralmente incollati alle ciglia, un tour de force della famosa make up artist Pat McGrath.


Chanel ha presentato uno spettacolo luminoso nel cuore di Villa Chanel, un’imitazione di una casa di campagna toscana, collocata in un magnifico giardino all’interno del Grand Palais, che traboccava di aranci e palme, e di terrazze e scalinate, con prati e piscine. La sposa indossava addirittura un costume da bagno luccicante e un velo.

La stessa sera, non abbiamo potuto fare a meno di notare che Giorgio Armani, presentava la sua collezione Armani Privé.

Armani e Jean-Paul Gaultier hanno preso il comando di un’altra importante tendenza: l’Asia. Come nel lusso in generale, i clienti cinesi ora occupano porzioni sempre più grandi del pubblico nelle principali sfilate di moda. Armani ha fatto riferimento al grande film drammatico antifascista Il Conformista, di Bernardo Bertolucci, ricordando la sua estetica Art Decò degli anni ’30 del Novecento, ma con ricami cinesi e cappelli da cortigiane di Shanghai.

Mentre Gaultier, con alcune magiche decostruzioni, ha reinventato il kimono per il XXI secolo, sotto forma di uno spigoloso look da supereroina.

Altri designer hanno guardato alle stelle e ai fiori, come Bertrand Guyon per Schiaparelli, in ricordo della giovinezza della fondatrice, che ammirava le galassie con suo zio astronomo a Milano. La collezione s’intitolava “Florea Ursae Majoris”, o “Sogno di fiori di stelle”. Tuttavia, il risultato era decisamente un guazzabuglio di idee: maniche a palloncino su mini abiti, cappotti giganti stampati con mappe dell’universo e poi rifiniti con maniche di tessuto turchesi, e un abito a bolla con piume viola al quale qualcuno ha dimenticato di attaccare le maniche. Il tutto incomprensibilmente completato da stivali da cowboy.