“Sono solo un uomo normale, un uomo sposato che ama le Porsche, le belle donne e che ama aggiungere tacchi alti e gonne al suo guardaroba quotidiano”.

Così recita la sua biografia di Instagram. Un enorme “NO agli stereotipi di genere” quello di Mark, un uomo etero, felicemente sposato, con tre figli ma con una passione per le gonne e i tacchi a spillo. Appoggiato da tutta la sua famiglia, ogni giorno combatte questa battaglia, fermamente convinto che gli abiti non debbano avere un genere. Ogni giorno Mark va a lavoro, a fare la spesa o le sue commissioni giornaliere indossando una gonna e un paio di tacchi, rigorosamente a spillo, per lottare contro i pregiudizi e le etichette sociali.

Mark Bryan lancia un messaggio importantissimo contro le discriminazioni sull’orientamento sessuale di una persona. Secondo il suo punto di vista, ciò che una persona decide di indossare non è indice di omosessualità o eterosessualità, di mascolinità o di femminilità. La gente dovrebbe poter scegliere come voler apparire, senza preoccuparsi del giudizio sociale.

La moda gender fluid

Un concetto molto importante e complesso, affrontato anche dall’italiano Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, è quello della moda genderless; in una sua riflessione lo stilista ha affermato: «La moda dovrebbe essere senza genere. Il modo in cui ti vesti è il modo in cui ti senti, il modo in cui vivi, ciò che leggi, le tue scelte».

Quello di moda genderless o gender fluid non è un concetto estremamente contemporaneo: basti pensare agli anni Sessanta, quando Yves Saint Laurent ha introdotto lo smoking nel guardaroba femminile, suscitando grande scalpore. Un gesto di sfida nei confronti di una società ancora fortemente chiusa, che ha donato alle donne in modo concreto delle qualità che, fino ad allora, erano state attribuite solo agli uomini: potere e autorità.

Nell’altro senso, invece, alla fine degli anni Sessanta, Jaques Estrel porta in passerella, per la prima volta, la minigonna da uomo. Un modo molto elegante di ribellarsi nei confronti delle categorizzazioni dei generi!

Dunque, Alessandro Michele, Saint Laurent, Estrel e tutti quei designer che si sono cimentati nella resa di una moda volta al gender fluid non hanno infranto alcuna regola. Semplicemente si sono fatti portavoce di una nuova società e di una nuova generazione che crede nella libertà d’espressione. Concetto che, al giorno d’oggi, è fondamentale nel contesto della moda, e non solo.

Giudicare qualcuno per le sue scelte stilistiche o limitarlo in questo senso significa anche limitare il suo modo di esprimersi e la sua identità. La società in cui viviamo oggi, altamente progredita, ci sta insegnando ad evitare le nette divisioni, le definizioni, gli stereotipi, in favore di un atteggiamento più aperto nei confronti di tutto ciò che, solo pochi decenni fa, era considerato “diverso” o “non convenzionale”.

Sicuramente quello di Mark Bryan è un gesto di forte protesta, ma è anche un modo, nel suo piccolo, di aiutare la gente a superare un sistema societario che tende ad omologare e soprattutto a reprimere le “diverse” forme espressive.

Laura Scarciglia