Ha da poco chiuso i battenti la Milano Fashion Week che quest’anno si è vestita di un’edizione inedita, completamente in digitale. L’emergenza Coronavirus ha costretto ancora una volta i brand a reinventarsi e a trasformare le sfilate in passerella in short film, video musicali o in presentazioni a cui poter assistere solo in diretta streaming. Ma la moda italiana non si è fermata e ha colto l’occasione per costruire il progetto di rilancio dell’intero Paese. E’ passato ormai qualche giorno dall’ultima sfilata vista comodamente seduti sul divano o in ufficio, tra una pausa e l’altra. Taccuino, smartphone o tablet alla mano e via con i commenti social che hanno sostituito i dibattiti in presenza durante e post-passerelle.

Ma andiamo con ordine.

La kermesse meneghina non poteva non iniziare con un tributo a Beppe Modenese, presidente onorario della Camera della Moda scomparso lo scorso 21 Novembre e che ha dedicato la sua intera vita alla promozione dello stile italiano nel mondo, elevando Milano a capitale della moda italiana del pret-à-porter. Un omaggio alla storia di un uomo esemplare che in un anno come quello appena trascorso stimola una grande riflessione sull’attualità, tracciando al contempo direzioni per il futuro del settore.

Durante la Milano Fashion Week sono stati tanti i grandi nomi e le new entry che si sono susseguiti nelle dirette streaming sui profilo social e sulla pagina della Camera Nazionale della Moda, tutti con un unico obiettivo: essere ambasciatori dei valori positivi dell’Italia della ripartenza. Ciò che infatti è emerso dalle collezioni presentate dai brand durante la kermesse, seppur in modo differente, è la voglia di rinascita del Paese e delle aziende del sistema moda italiano.

L’omaggio a Milano

Con la narrazione del presente e lo sguardo rivolto al futuro sono stati tanti gli stilisti che hanno chiaramente mostrato nel loro progetto un omaggio alla città lombarda, casa ormai da decenni di una delle più importanti manifestazioni del settore. Lo ha fatto Daniel Del Core, tedesco ma con nonno pugliese, che ha lanciato la sua prima collezione in una location simbolo di Milano: la Cittadella degli Archivi del Comune, lì dove sono conservati certificati e documenti dei milanesi. Una collezione zero dal gusto natural-glam che porta con sè un messaggio di fiducia nel futuro.

Duramente colpita dalla pandemia, Milano rivive nel testo della colonna sonora del “Manifesto” di Massimo Giorgetti.  MSGM con la collezione co-ed Autunno Inverno 2021 invita a fermarsi e riflettere per recuperare tutto ciò che non abbiamo vissuto pienamente. Uno show al contrario nel Teatro Manzoni di Milano che mette a fuoco il periodo vissuto in lockdown, quando, fermandoci, abbiamo potuto fare un passo indietro e rivivere il passato.

Sipari del teatro aperti anche per la passerella di Valentino. Per presentare la collezione F/W 2021-2022, Pierpaolo Piccioli sceglie il Piccolo Teatro di Milano. La sfilata a porte chiuse è stata accompagnata dall’Orchestra del Teatro Verdi e dalla voce dell’artista inglese Cosima. Una scelta consapevole, che mira dritto al cuore di chi di teatro viveva e di chi, ormai da troppo tempo, cerca risposte per un futuro diventato troppo incerto. Un modo per celebrare Milano che si fonde con la volontà dello stilista di voler dare un taglio netto come il passato per “ripartire da zero”, spiega. E la collezione andata sul palcoscenico riparte completamente da zero con la scelta di ridurre i colori al bianco e al nero ( con qualche capo dorato) e la decisione di ridurre drasticamente le lunghezze facendo indossare alle modelle minidress abbinati a tacchi vertiginosi. Una collezione che strizza l’occhio all’arte di Lucio Fontana. Una collezione che elimina il superfluo per arrivare all’essenziale, per una moda che non si fa mai da parte.

Uno sguardo al passato

La moda si sa, va avanti e dietro nel tempo: anche quest’anno sono stati tanti gli stilisti che hanno proposto sulle passerelle digitali un ritorno al passato. C’è chi, come Jeremy Scott per la nuova collezione di Moschino è partito da uno storico film cult di George Cukor, “The Woman” , per rappresentare, in un immaginario nostalgico hollywoodiano, uno dei più grandi show degli ultimi tempi. Si chiama “Jungle Red” la collezione donna Autunno Inverno 2021 della casa di moda italiana: un vero e proprio salto nella giungla in chiave cartoon dove gli anni cinquanta vengono raccontati attraverso la consueta ironia dissacratoria tipica dello stilista e intrinseca nell’animo del brand. Un cast stellare si alterna sul palcoscenico tra modelle transgender e gli angeli di Victoria’s Secret, per dar vita ad un gioco di reinterpretazioni chiuso da Dita Von Teese che mostra con seducente orgoglio, il suo lato b circoscritto da un abito bucato a forma di cuore.

Credits: pinterest.it

Sguardo al passato anche per Kim Jones, al suo debutto nel prêt-à-porter di Fendi. Lo stilista che ha già mostrato la sua prima collezione Haute Couture, per la collezione parte esplorando l’archivio dell’azienda e con un tuffo nel guardaroba delle cinque sorelle Fendi arriva alla costruzione di una linea che porta con sè tutti i valori del nostro Made in Italy: artigianalità, linearità, eleganza e funzionalità con l’utilizzo di loghi in vista e materiali lussuosi.

Credits: pinterest.it

Un dialogo con le nuove generazioni evocando gli anni ’90 invece nella sfilata di Dolce & Gabbana. Si chiama “Next Chapter”, la collezione Donna Autunno Inverno 2021/2022 del brand italiano che sceglie con l’ausilio della tecnologia di reinterpretare l’estetica delle top model degli anni ’90 che hanno fatto la storia della moda contemporanea. Così modelle e robot calcano la passerella dirigendosi verso il futuro, un futuro dove la ricerca e l’amore per la tradizione si fondono nei capi di Domenico Dolce e Stefano Gabbana.

Credits: pinterest.it

Più recente invece lo sguardo al passato di Nicola Brognano che per la collezione di Blumarine sceglie di ispirarsi agli inizi degli anni Duemila. Da Britney Spears a Paris Hilton, nei look di Blumarine tornano glam e pop riproposti in chiave moderna e invasi di farfalle, simbolo di trasformazione. Il fiabesco mondo dello storico marchio fondato da Anna Molinari torna così a sfilare sulle passerelle milanesi, questa volta però con un romanticismo reinterpretato e proposto con un approccio più sensuale.

Tra video musicali, short film, sfilate su palcoscenici di teatri vuoti ormai da tempo dove il peso del silenzio è tra i rumori più assordanti mai sentiti, non resta che una riflessione. Se è vero che la Fashion Week ha chiuso i battenti è anche vero che a un anno dall’inizio della pandemia, le case di moda italiane non hanno mai chiuso le loro porte e hanno trasformato il momento buio in occasione da cogliere per reinventarsi e rinnovarsi. Il Coronavirus non ha fermato la creatività degli stilisti italiani e non, che, anzi, hanno confermato ancora una volta durante l’ultima kermesse, l’eccellenza di una filiera che nonostante tutto è ancora in piedi.

Marialessia Sforza